LifeGene Molecular LabService – Patologie ematologiche

Cod. HEM : Diagnosi Molecolare di Emocromatosi (3 mutazioni)

Ad oggi sono noti quattro tipi di emocromatosi ereditaria, di cui tre a trasmissione autosomica recessiva ed una a trasmissione dominante. Chi ne è affetto possiede una mutazione in entrambe le copie del gene HFE, ereditate una da ciascun genitore (soggetto omozigote mutato). Chi invece ha ereditato il gene mutato da uno soltanto dei due genitori (soggetto eterozigote), è portatore sano della malattia, senza magari manifestarla (a meno che questo stato non si associ ad un’altra malattia in grado di aumentare l’assorbimento del ferro, tale da richiedere terapia specifica). Le mutazioni più frequenti sono la sostituzione di una cisteina con una tirosina in posizione 282 (C282Y), identificata in più del 90% dei pazienti, la sostituzione di una istidina con l’acido aspartico in posizione 63 (H63D) ed, infine, la sostituzione della serina con una cisteina in posizione 65 (S65C).In Italia, queste mutazioni sono presenti solo nel 65% dei pazienti, con marcate differenze a seconda dell’origine geografica dei soggetti e con un’incidenza più bassa nel Sud (30%), a dimostrazione di una marcata eterogeneità genetica della malattia nel nostro paese. Nelle persone affette da emocromatosi, entrambe le copie del gene HFE presentano mutazioni puntiformi. In particolare, la condizione di omozigosi per la mutazione C282Y (con una frequenza dal 60 al 90% a seconda delle popolazioni prese in esame) implica la diagnosi di emocromatosi genetica; la mutazione H63D, sempre in omozigosi, porta al caratteristico fenotipo dell’emocromatosi, ma con un sovraccarico di ferro meno pronunciato e solo in presenza di altre concause, fra cui l’eccessiva assunzione di alcool, un’anemia emolitica concomitante o un trattamento prolungato con ferro. Generalmente la mutazione H63D ha conseguenze meno gravi sull’accumulo di ferro nell’organismo rispetto alla mutazione C282Y. La mutazione S65C, infine, è la più rara, appare essere associata ad una forma più lieve della patologia e, in Italia, è poco frequente. Altre mutazioni di HFE sono rare o presenti in aree geografiche specifiche, sono riscontrate spesso solo in un singolo paziente o in una singola famiglia e nella maggioranza dei casi sono associate in eterozigosi con la mutazione C282Y.

Cod. JK : Ricerca della mutazione somatica del gene Jak2

La mutazione somatica del gene JAK2 (V617F) è presente in circa la metà dei pazienti affetti da trombocitemia essenziale e non è mai stata rilevata in soggetti sani o in pazienti con trombocitosi secondaria. Tale mutazione è stata scoperta nel 2005 dall’Ematologia sperimentale dell’Università di Basilea in collaborazione con l’Ematologia di Pavia. La proteina JAK2 è una proteina ad attività tirosin-chinasica coinvolta nel meccanismo di trasduzione del segnale dal recettore di membrana (ad esempio il recettore dell’eritropoietina o della trombopoietina) al nucleo. La mutazione JAK2 (V617F) coinvolge il dominio autoinibitorio della proteina JAK2 e quindi determina un aumento dell’attività di JAK2 con conseguente eccessiva trasduzione del segnale e mieloproliferazione.Lo studio di questa mutazione, oltre a chiarire alcuni aspetti della patogenesi della malattia, è diventato un utile parametro diagnostico. Infatti la valutazione della mutazione è stata introdotta nella nuova recente classificazione delle malattie mieloproliferative croniche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, World Health Organization). Molti studi clinici stanno valutando l’impatto prognostico di questa mutazione.